gatti rossi

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martedì 16 febbraio 2016

Risposta alla Cattaneo sulla vivisezione

Caro Oscar,
                              ti affido queste poche righe in risposta alle due pagine che sono state concesse da Repubblica alla Senatrice Cattaneo per sostenere la necessità della vivisezione. Lei è la Sen. Cattaneo, io sono solo una biologa ricercatrice, malata di Sclerosi Multipla.
          È strano che la gente continui a morire, ad esempio, di cancro: eppure gli studi su animali fatti ammalare apposta sono tantissimi! L’ottimismo della Senatrice mi fa male: io sono malata e lo resto: nessuno può guarire né me né le migliaia di malati di Sclerosi Multipla in carrozzina. Cosa pensano i genitori di un bimbo autistico dei successi degli studi sui topi autistici? Cosa penso del modello di topo malato di Alzheimer, io che ho mia mamma in questa drammatica condizione? Ma ci sono l’intenzione di far guarire i malati e l’impegno a cercare le cause delle malattie? I non esperti possono credere che il DNA si comporti nello stesso modo sia che si trovi in un corpo umano, di topo o di scimmia. Falso! La scienza moderna ci ha fornito l’epigenetica: l’ambiente sa “addomesticare“ il DNA rendendolo diverso a seconda degli stimoli ricevuti. Negarlo è come affermare che un bimbo avrà la stessa vita sia che cresca in Italia o in Ghana. La Senatrice afferma, in un suo ricorso al TAR del Lazio: “Il continuo confronto tra modelli animali e cellule umane adulte ha confermato che differenze di specie non possono essere ignorate o svilite, se si vuole approdare a informazioni biomediche che abbiano nel loro intento ultimo la conoscenza, prevenzione e cura delle cardiopatie umane”. Il cuore è una pompa: è un organo semplice. Ma nemmeno per il cuore possiamo paragonare uomo e altri animali, figuriamoci per gli organi più complessi, come fegato e cervello. Io non mi riconosco in un topo né in una scimmia! Ma l’attenzione dei Ricercatori è rivolta di fatto solo ad animali. La Senatrice riferisce di Ebola: ma il Dr.Pulvirenti, al Festival di Sanremo ha detto: “Come io ho ricevuto il plasma da un convalescente, il mio plasma servirà a curare uno o più pazienti”. Mentre i ricercatori si affannano a curare topi e scimmie, noi esseri umani affoghiamo nei nostri guai. Se penso che gli animali sono quotidianamente sottoposti, per gli esperimenti, a costosissimi esami come TAC, Risonanza ecc.! Io aspetto mesi per una Risonanza. E devo pagarla! Quanti discorsi inutili e quanti soldi pubblici scialacquati alle spalle già provate del solito Pantaleone!
          Tutto ciò serve a nascondere la mancanza di risultati da parte dei ricercatori, che anziché occuparsi di noi malati, pensano ai loro stabulari, al loro tornaconto e all’«ansia da pubblicazione» che affligge la categoria. Ma in questo modo l’obiettivo non è la nostra salute (guarirci) ma solo tentare (e malamente) di curarci. Noi pazienti non siamo poi così stupidi!

Susanna Penco, biologa, ricercatrice
Socio fondatore di Oltre la Sperimentazione Animale (O.S.A.)


giovedì 28 gennaio 2016

I vegetariani possono mangiare meduse?

E’ eticamente accettabile per un vegetariano mangiare meduse? Questo è il titolo provocatorio di un bell’articolo di Dean Burnett pubblicato su Science.
         Se qualcuno vi chiedesse di mangiare una medusa probabilmente gli rispondereste “No grazie, è disgustosa e forse anche velenosa”. Beh, sappiate che  dal Cnr Ispa (Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari) di Lecce parte l’invito a non disdegnare l’uso culinario di alcune specie di meduse, in verità diffuso da millenni nei Paesi Orientali (Cina e Sud Est Asiatico). “Alcune meduse di grandi dimensioni e poco o affatto urticanti” spiega la ricercatrice Antonella Leone” sono usate in Oriente come alimento, anche particolarmente prelibato.” Inoltre pare che, essendo povere di lipidi  povere di lipidi e carboidrati migliorino la circolazione cardio-vascolare, aiutando ad abbassare il livello di colesterolo. Il sapore in sé non è il massimo per un gourmet europeo, ma se cucinate con le giuste specie e da sapienti cuochi pare che costituiscano un piatto apprezzabile.



                                                                              
                                                       




                                                                                      


         Man mano che le conoscenze scientifiche avanzano, anche nei vegetariani/vegani si affacciano dubbi e confusioni che spesso li conducono a discussioni infinite. E’ ormai assodato che le meduse, non solo non hanno un cervello ma non hanno neanche una cellula di sistema nervoso e la maggior parte di esse sono incapaci anche solo di muoversi. Se dunque la motivazione del vegetariano è etica (nel senso di non provocare alcuna sofferenza o disagio agli animali), la medusa, che è a tutti gli effetti un animale, non può percepire né sofferenza, né emozione, né disagio. Esattamente quanto una carota, almeno allo stato odierno delle conoscenze, mentre fioriscono gli studi sulle capacità sensitive se non di tutti i vegetali, almeno di alcune piante.
         E allora torniamo alla domanda iniziale. E’ eticamente accettabile per un vegetariano/vegano mangiare meduse?

         

venerdì 8 gennaio 2016

Contro lo spreco di cibo

Si chiama Doggy Bag, o almeno così è nota nei paesi anglosassoni dove è una pratica usuale e non considerata vergognosa come invece accade nel nostro paese. E’ il sacchetto o il “cartoccio” nel quale viene messo quanto è avanzato dal pranzo o cena al ristorante, in modo che l’avventore se lo porti a casa per farne quel che di più gli aggrada. Nato per rifocillare il cane di casa (da qui il nome di Doggy Bag, ovvero “ sacchetto per il cane “) con gli avanzi del pasto al ristorante, è presto diventato più nobile, visto che quasi sempre contiene alimenti perfettamente mangiabili dagli umani la sera o il giorno dopo. Anzi, come sanno bene i gourmet ci sono piatti che acquistano in sapidità e qualità, se mangiati riscaldati o passati su una piastra il giorno dopo e certamente una buona bottiglia di vino, lasciata a metà, se ben tappata conserva il suo bouquet per diverse ore, quindi perché non bersela a casa invece di gettarla nelle immondizie? Qualche diffidente obietterà che molti ristoratori riciclano, ma se andate in un ristorante men che discreto, la bottiglia, sia di vino che d’acqua, vi viene stappata davanti agli occhi e fatta assaggiare.






         Michelle Obama, quando è venuta a Roma, ha lasciato di stucco tutti chiedendo, alla fine del pranzo in un noto ristorante, la Doggy Bag che, ha dichiarato, conteneva ottimi avanzi che avrebbe mangiato la sera in albergo assieme al Presidente. E questa è la sua giusta destinazione, perché gli avanzi “umani”, a meno che siano ben selezionati non vanno bene usualmente per il cane.
         In Francia, pochi giorni fa, è uscita una legge che obbliga il ristoratore a fornire senza discussione alcuna la “Gourmet bag “ (figuriamoci se i francesi adottavano un termine inglese!) a chiunque la chieda, pena sanzioni salate. Si tratta di una legge contro lo spreco di alimenti.
         In Italia, da un sondaggio della Coldiretti, sappiamo che oltre il 25% dei cittadini ritiene vergognoso chiedere la Doggy Bag che viene snobbata dalla maggioranza della popolazione. Ogni cittadino però non si vergogna di gettare nel pattume 76 chilogrammi di cibo perfettamente edibile ogni anno.
         Tanto noi siamo ricchi!

          

martedì 22 dicembre 2015

I botti e l'Assessora di Reggio Emilia

A Reggio Emilia (la mia città) gli allievi dell’ex sindaco, ora ministro Del Rio, hanno superato il maestro. Dopo avere lasciato trapelare la possibilità di un’iniziativa altamente civile, quale quella di vietare i “botti” di Capodanno, la giunta comunale, oltre a concedere di far scoppiare petardi e affini ha pensato bene di organizzare, lei stessa, uno spettacolo pirotecnico in centro storico. Perché non si possono vietare i botti di Capodanno? Lo spiega l’assessora Maramotti in modo disarmante. “Perché sarebbe impossibile eseguire i controlli”, il che sarebbe come dire che se tutti si mettessero a correre ai 180 Km/ora sulle autostrade gli sarebbe concesso farlo oppure che se tutti si mettessero a rubare portafogli in piazza avrebbero il beneplacito dell’amministrazione. Tanto, sarebbe impossibile controllare. “ E poi “afferma l’amministratrice” si tratta di una tradizione plurisecolare che va rispettata”. Naturalmente quella che non va rispettata è la quiete di chi dorme, nonostante sia l’ultimo dell’anno, di chi soffre per gravi malattie (e di Capodanno non gli può fregare di meno) e dei cani che, more solito, passeranno mezzora di terrore, magari saltando la rete di recinzione fuggendo per strade affollate di automobili.








         Speriamo almeno che la solerzia dei controllori non arrivi all’osservanza del regolamento di polizia urbana secondo il quale  “i proprietari e i detentori dei cani sono responsabili del disturbo causato al vicinato dall’abbaiare continuativo dei loro animali dalle 24 alle 7”. Ci mancherebbe che il cane spaventato dai botti, fosse oggetto di sanzione perché si è messo ad abbaiare.

         Numerosi comuni, tra cui Bologna e Torino vietano gli “spari”, mentre numerosi altri pongono severe limitazioni e altri ancora, come Genova, organizzano spettacoli piromusicali, con musica sinfonica di sottofondo e senza detonazione. Son i “Silent Fires”, di uso comune in Giappone che potrebbero dare un taglio deciso a questa tradizione che, cara la mia Assessora, non rientra proprio minimamente nelle corde dei reggiani. Non sono assolutamente ostile allo spettacolo pirotecnico, anzi mi affascina e godo nel vederlo, ma non c’è bisogno di fare il “botto dei botti” per apprezzare i deliziosi giochi di colore proiettati nel cielo notturno. 

venerdì 11 dicembre 2015

Lino il maialino e l'infinità crudeltà umana

    Ormai era diventato una vera e propria mascotte amata da tutti quelli che frequentavano l’Ippodromo del Savio. I cesenati lo avevano chiamato Lino, il maialino e spesso lo si vedeva scorazzare per il parco, del tutto libero. Dormiva in compagnia di cani, gatti e altri animali che tollerava fraternamente. Tutti, ma più di tutti i bambini, lo andavano a trovare nella piena tranquillità dei genitori, perché Lino il maialino su lasciava avvicinare e accarezzare senza sottrarsi alle coccole dei visitatori. Era domestico e docile ed era furbo e intelligente come tutti i maiali, a dispetto di chi crede ancora siano animali sporchi, ignoranti, buoni soltanto per salami e salamelle. Per quanto non avesse il titolo di “mascotte ufficiale” del Parco Ippodromo, sia la proprietà che i dipendenti che lavorano all’ippodromo, ormai lo consideravano tale e lo avevano talmente in simpatia da portargli regali golosi e bambini con cui amava giocare.






         Nella nottata tra martedì e mercoledì, però, qualcuno è entrato nella scuderia in cui “alloggia” il maialino e ha ucciso Lino. E' stato trovato del sangue sparso in ogni dove, per tutto il recinto e in strada una zampetta. Una vera e propria cruda macellazione sul posto, con tanto di taglio della giugulare. Chi lo ha ammazzato in questo modo, lo ha poi caricato su un mezzo e lo ha portato via. Sarà carne per grigliate prenatalizie. Una vicenda semplicemente  e gratuitamente crudele che vede, triste protagonista, uno degli animali domestici più conosciuto e amato dai cesenati.

         Maiali macellati nei mattatoi o a domicilio, di questi tempi, se mne possono vedere a milioni, ma questa uccisione brutale di un piccolo “simbolo” d’amicizia, raggiunge vertici di cattiveria incomprensibili. Sono convinto che chi è capace di compiere un atto simile non abbia molti problemi a picchiare un bambino a morte. La pena dovrebbe essere dunque misurata in anni di carcere duro, seguita da riabilitazione con lavori forzati. Chiedo venia ai radical chic, ma ho esaurito da tempo le scorte di buonismo.

venerdì 4 dicembre 2015

Hanako, l'elefante più triste del mondo

        Ben strana nazione il Giappone. Il visitatore troverà nel paese del Sol levante una cortesia sincera quanto inusuale per qualunque altra nazione, talvolta perfino imbarazzante. Mia sorella, che vi è stata a lungo, mi racconta questo episodio. Si trovava nella poltrona di un teatro di Tokio per seguire le prove di un’opera lirica, quando un forte dolore alla spalla la costrinse a emettere un gemito e a massaggiarsela istintivamente. Dopo pochi minuti sentì due parole sussurrate dal di dietro e due mani cominciarono a massaggiare la sua spalla. Era un uomo, mai conosciuto, che si era sentito in dovere, come poi le spiegarono, di alleviare il suo dolore.
         Anche nei confronti degli animali, contrariamente alla Cina, alla Corea e a molti paesi asiatici, il Giappone ha un atteggiamento di grande benevolenza e di attenzione quanto al loro benessere, condito con una buona dose di contraddizioni. Pensate che le ferrovie giapponesi hanno scavato dei tunnel per evitare alle tartarughe marine di incastrarsi tra i binari. Naturalmente, oltre al benessere delle tartarughe, viene salvaguardata la leggendaria puntualità dei treni nipponici. D’altro canto la flotta delle baleniere, dopo uno stop imposto per un anno dal Tribunale Internazionale, ha ripreso in questi giorno il viaggio verso l’Antartico dove andranno a caccia di balene “per scopi scientifici”, fra le proteste di tutto il mondo.




         Nello Inokashira Park Zoo di Tokyo esiste l’elefante probabilmente più triste del mondo. Si chiama Hanako e vive in una prigione di cemento da 61 anni. Non c’è erba, non ci sono piante, solo cemento e un pezzo di corda, che spunta da un muro, quale unico strumento di stimolazione ambientale. Lo vogliono fare morire lì, senza denti e privo di cure mediche di cui avrebbe bisogno, solo perché ha aggredito un guardiano che era entrato nel carcere, Dicono sia diventato un po’ aggressivo. “Impossibile “ dice Mikio Murofushi, il capo dello staff di assistenza ad Hanako” l’elefante è un animale sensibile e intelligente”.

         Vorrei vedere come sarebbe dopo 60 anni chi lo ha costretto in simili condizioni,  ma soprattutto vorrei vedere Hanako in un centro di recupero, con un ambiente adeguato e in mezzo a persone che gli vogliono bene. Questi nostri fratelli giganti meritano il nostro rispetto e la loro dignità se non altro perché, su questa terra. sono venuti ben prima di noi.

venerdì 27 novembre 2015

Conigli sì o conigli no?

Mentre ero in auto, dalla radio sintonizzata sul canale del Sole 24 ore (tanto per farmi un po' di male nell'apprendere le notizie economiche), mi sono imbattuto in una trasmissione (di cui non ricordo il nome) in cui il conduttore lanciava una sorta di referendum telefonico sulla proposta di vietare in Italia il consumo di carne di coniglio. Si tratta di una petizione sostenuta dalla LAV e da Animal Equality che chiedono le firme necessarie per avere una legge che riconosca questi lagomorfi quali animali familiari o d'affezione, alla stessa stregua del cane e del gatto. “Come è vietato dalla legge” diceva il conduttore” mangiare cani e gatti, così domani non si potrà più mangiare il coniglio. Voi cosa ne pensate?”.
Purtroppo ormai ero giunto alla mia meta e ho fatto in tempo ad ascoltare solo un paio di commenti, peraltro abbastanza ovvi. Il primo ascoltatore interveniva sostenendo che sarebbe stata una buona petizione se avesse compreso tutti gli animali. Si trattava di un vegetariano antispecista e non capiva perchè vietare il coniglio ma non l'asinello, il cavallo, il maialino, la capretta,l'oca, la rana, il pesce ecc. Il secondo era sulla stessa lunghezza d'onda, ma dall'altra parte della barricata. Se si comincia con il coniglio, argomentava, poi si deve passare a tutti gli altri animali e saremo obbligati a mangiare solo verdure.
In effetti, se è vero che il coniglio (quello cosiddetto “nano” almeno) sta diventando uno degli animali d'affezione più frequenti nelle case, è pur vero che il divieto di consumare carni di coniglio è moralmente discutibile se si pensa che l'Italia è uno dei paesi con le maggiori importazioni di cavalli per uso alimentare. Quindi, perchè firmare una petizione per il coniglio e non per il pony o l'asinello o l'agnello?
L'attuale legislazione, oltre tutto, non fa alcuna distinzione tra conigli d'affezione e conigli per uso alimentare, obbligando i veterinari, che si occupano dei primi, a fare salti mortali per evitare tutte le complicazioni burocratiche connesse con i residui alimentari e la cosiddetta filiera dell'alimentazione.
Forse una soluzione potrebbe essere questa, ovvero distinguere, per tutte le specie animali, se vengono tenute e allevate per scopo alimentare o per compagnia, come già succede con il cavallo che viene “battezzato” dalla nascita come produttore d'alimenti o sportivo? Già, ma voi che ne pensate?